sabato 26 aprile 2008

Massoneria Antediluviana: un dilemma

Dalla Ship Tavern di Bishopgate (Londra) alle Antiquities... di G. Oliver (1840)



Un giornale di Londra publicò, verosimilmente nel 1726 (lo stesso anno del ms. Graham), un singolare annuncio che invitava i Muratori "creati alla maniera antediluviana" a ritrovarsi per la festa di S.Giovanni Battista presso la Ship Tavern del quartiere di Bishopgate, aggiungendo che l'anno precedente non erano stati presenti Fratelli in numero sufficiente a costituire una Loggia "vera e perfetta". L'annuncio - scoperto agli inizi del '900 dal Fr. Henry Sadler, studioso di cose massoniche, in una miscellanea di ritagli di giornale conservati negli archivi della United Grand Lodge of England, ma non riconducibile a una fonte certa - continuava così:

"Vi saranno numerose istruzioni sull'Antica Massoneria, in particolare sul significato della lettera G e su come e secondo quale procedura i Massoni Antediluviani formavano le loro Logge, mostrando quali innovazioni siano state recentemente introdotte dal Dottore e alcuni altri tra i Moderni, con le loro passamanerie..., lettere mobili, Stelle fiammeggianti...."

Il documento prosegue con una serie di riferimenti a items massonici mischiati ad altri estranei all'Arte, e pretende che a proteggere il meeting da eventuali intrusioni sarebbe stato un membro della Società dei Gorgomons, uno dei tanti effimeri clubs del tempo, e che l'orazione conclusiva sarebbe stata tenuta in stile henleiano (da John Henley, un oratore celebre, quanto discusso, dell'epoca, sacerdote anglicano poi tornato allo stato laicale, ma in qualche modo contestuale qui perché - mi pare che nessuno abbia evidenziato questa coincidenza -assertore di una "liturgia primitiva" e di una reductio ad originem del culto cristiano).

Come notano Knoop, Jones e Hamer in Early Masonic Pamphlets, lo stravagante annuncio non attesta con certezza l'esistenza di un gruppo "antediluviano". Oltretutto, non è neppure certa la data: Henry Sadler, bibliotecario della UGLE, parlò alla Loggia Quatuor Coronati, nel 1910, di quel ritaglio trovato in un album miscellaneo negli archivi della Gran Loggia, ma mentre su altri era segnalato il giornale da cui erano tratti, su quello no, era solo indicato l'anno; fino ad oggi non è stato possibile rintracciare la fonte e avere la certezza che la datazione sia corretta. Dal tono del documento, poi, si potrebbe anche dedurre che si tratti di una forma di mock masonry, non infrequente all'epoca, cioè che uno o più individui intendessero prendersi gioco, in questo caso, delle pretese di antichità che i documenti tardo medievali della Libera Muratoria, richiamati negli Antichi Doveri, accampavano. Ma è pure possibile che, soprattutto per il riferimento al Doctor (così nei circoli londinesi era soprannominato Th. Desaguliers, con J. Anderson l'ideologo della Gran Loggia) e ai Moderns (così gli innovatori sarebbero stati chiamati dai dissidenti Antiens, costituitisi in Gran Loggia autonoma nel 1751), ci troviamo di fronte a una delle prime rivendicazioni di un'Arte massonica fedele all'arcano.

La'idea di una Massoneria antediluviana troverà un paladino nel rev. George Oliver (1782-1867), anche lui sacerdote anglicano e Libero Muratore entusiasta. Nelle sue Antiquities of Masonry, Oliver (convinto che l'Arte fosse "diffusa nei numerosi sistemi di cui è corredato il grande empireo dello spazio universale", dunque preesistente la vita sulla Terra e nota anche agli abitanti di altri mondi) traccia una genealogia massonica integrativa rispetto a quella dei mss. più antichi come il ms. Cooke. In questo, ad esempio, si parlava di Lamech, 7° discendente di Adamo lungo la linea di Caino; vissuto prima del Diluvio, Lamech ebbe due figli dalla moglie Adah, Jubel (fondatore della geometria) e Jubal (fondatore della musica) e due dalla moglie Zillah: un maschio e una femmina (Tubalcain, fondatore della metallurgia e Naamah, fondatrice della tessitura). Essendosi diffusa la idea che le colpe degli uomini sarebbero state sradicate mediante il Diluvio, i fondamenti di tali scienze sarebbero stati incisi su due colonne, una delle quali sarebbe stata poi ritrovata da Hermes, che avrebbe insegnato la muratoria agli artefici della Torre di Babele. La leggenda procede poi con Abramo, Salomone e così via, fino all'Inghilterra del X° secolo con re Athelstan e il principe Edwin. Come si può notare, Noach non è incluso direttamente nella genealogia dell'Arte, in questa traditio che peraltro si concentra sulla "pietra". Ma Oliver va oltre, vede l'Arte nella sua universalità costruttiva e, richiamandosi evidentemente a una lezione affine a quella del ms. Graham, propone questa sequenza: Adam, cioè l'umanità archetipa, ebbe da Dio la conoscenza dell'Arte, che perse in parte con la Caduta; egli ne trasmise i resti ai figli Cain e Seth, ma il primo li pervertì, sviluppandone gli aspetti operativi (costruzione di città, secondo il riferimento biblico), ma smarrendo quelli speculativi, custoditi da Seth che li trasmise a Enoch (al quale Iddio, secondo Oliver che si raccorda qui al filone esoterico ebraico proprio dei Libri di Enoch, diede la misteriosa Parola massonica), e questi a Lamech, dal quale li apprese Noach. Dunque, secondo Oliver la catena magistrale della Massoneria Antediluviana passa per cinque grandi maestri: Adam, Seth, Enoch, Lamech, Noach.
Dei figli di Noach, che ricevettero da lui l'Arte, solo Shem la preservò; Cham la disperse e Japhet la alterò (Oliver si riferisce ai misteri greco-anatolici, di cui l'autentica Massoneria non sarebbe la continuazione, ma semmai il modello originale).

Per quanto fantasiosa (e Albert G. Mackey, nel XXIII° cap. della sua History of Freemasonry, la dismette come lore massonico), la ierostoria tracciata dal rev. Oliver ha alcuni pregi assoluti: 1) reintegra Noach nell'ancestry della Libera Muratoria, rettificando o colmando una situazione singolare: l'assenza del primo uomo chiamato giusto e per questo passato coi suoi attraverso una "morte" rigeneratrice (come il Maestro Hiram), araldo, per il Talmud, di un culto universale fondato su dovere e diritto; 2) celebra il lignaggio di Seth a scapito di quello cainita, che pure nella Bibbia è accreditato di abilità costruttive (v. sopra): occorre deprecare lo spirito cainita che si è insinuato nella Libera Muratoria anche in tempi recenti, ogniqualvolta si è cercato di farla deviare dalla sue essenza spirituale per renderla "operativa" in senso gretto.
-

Antediluviani o Noachidi?

A questo punto ci si può chiedere: quale dei due aggettivi, antediluviano o noachide, meglio si attaglia al lignaggio massonico al quale ci riferiamo? E, condizione preliminare perché la domanda sia sensata e la questione sostanziale più che nominale: c'è una differenza effettiva tra le due definizioni?
C'è, ma non comporta che ambedue non funzionino, in modo complementare. Per antediluviana si intende l'Arte Muratoria ideale, edenica, che resiste all'impatto delle degenerazioni (la Caduta) e perviene a noi nella sua purezza integra: è alla base, anzi è il costrutto della natura primordiale, non fàgica, in cui le creature non si uccidevano per cibarsi l'una dell'altra (nel Genesi, Dio dà all'uomo e agli animali "l'erba verde" come nutrimento). Era un'Arte speculativa, poiché l'uomo non necessitava di case o luoghi di culto, quel che si doveva con-creare ("dare il nome", in senso biblico, significa personalizzare) era la vita (per questo El Chai, il Dio Vivente, afferma "facciamo l'uomo a nostra immagine") nelle sue forme macro e microcosmiche, erano forme, colori e suoni nelle loro innumeri combinazioni e trasmutazioni. Tale, nella visione noachide, era l'estensione dell'autorità dell'Adam Qadmon, l'Uomo Antico o Celeste. Noachide designa invece la successiva Arte "restaurativa": l'uomo Noach costruisce l'Arca, la costruzione diviene paradigma di difesa dall'aggressione degli agenti naturali e umani (il ruolo "necrofugo" delle città è evidenziato da Norman Brown ne La vita contro la morte), l'Arte si è solidificata, dalla lavorazione sui modelli ideali si è passati a quella del legno (vegetale) e poi a quella della pietra (minerale), in discesa entro i gradi più densi della manifestazione cosmica, discesa che è parallela alla Caduta ma pure prodromica a una insufflazione, perché si realizzi la meta della Tavola Smeraldina "Così in basso come in alto". In questo percorso, assiale e nel contempo precaria resta la costruzione del grado umano.
Noach è il tipo dell'uomo che si rigenera, ma per il suo status di Adamo terrestre è destinato a ricadere (si nutre di carne, si ubriaca, ecc.); in lui assoluto e relativo restano intrecciati, anche se in quanto 'ish tzaddik egli ha evitato l'aberrazione totale in cui erano caduti gli altri antediluviani. A proposito della alimentazione carnea, che il testo biblico indica come una concessione divina agli scampati dal Diluvio, osserviamo come nella tradizione iranica il re Yima - che con Noach ha in comune l'aver traghettato uomini, animali e piante attraverso quella che, stando alle fonti scritturali avestiche, parrebbe una glaciazione più che un Diluvio, e l'aver istituito una proto-legislazione di portata o intentio universale - sia esecrato per aver indulto all'uccisione di animali per il culto e l'alimentazione. Se riversiamo tale idea nei canali della tradizione noachide (della quale quella iranica è un fattore importante), possiamo leggere la "concessione" divina come presa d'atto d'una decadenza ontologica dell'essere umano, ormai solo remnant - ancorché, con Noach, orientato alla reintegrazione delle primitive virtù celesti - di quel che era stato, doveva essere e doveva/deve tornare ad essere.
In sintesi, ipotizziamo che il titolo di noachide implichi lo stato di Libero Muratore consapevole di dover procedere all'opera di restauro imperniata su tzedakah, ma immersa nelle contraddizioni dell'essere e dell'agire terreni; l'attributo antediluviano, invece, evoca alla coscienza espansa del Maestro Noachide la stazione antecedente, quella in cui si rifletteva ancora, in forma diretta, l'opera creativa di El Chai, l'Iddio Vivente, e la memoria dell'Eden era vivida, non offuscata e sfregiata.
Michele Moramarco

1 commento:

NonnoLibero ha detto...

Questo mi piace davvero molto! Mi affascina in particolare il fatto che la figura di Noè, seppur con nomi e leggende in parte diverse, sia presente in tante religioni diverse: come una radice comune, da cui poi diramazioni che hanno proseguito in modo diverso, con il vantaggio però che ricordare anche la nostra radice comune può servire ad unire. Mi viene in mente in particolare Giacomo, primo capo dei Cristiani di Gerusalemme dopo Gesù, che proponeva la legge di Noè (con la proibizione della carne di animali soffocati o uccisi con spargimento di sangue) come punto di riferimento comune sia a quelli di religione ebraica che cristiana (vedendo i Cristiani come discendenti, se non di Giacobbe-Israele, comunque come discendenti di Noè e quindi vincolati almeno a quel patto). Quella norma fu accettata anche da Pietro e Paolo negli Atti degli Apostoli, ma non dalla Chiesa Cristiana dei secoli successivi, mentre è invece ancora presente nell'Islam di oggi. Ora io non dico che sia necessario seguirla in modo pedante, ma in certi giorni e occasioni particolari magari sì e può essere un modo per ritrovare un'identità comune con persone di altre religioni. Così pure mi affascina molto la storia dell'Induista Manu, davvero molto simile a quella di Noè, e sarebbe bello poter pensare che il successore di Manu, secondo sovrano degli uomini nella tradizione induista, appartenesse anche lui alla stessa famiglia di Sem, Cam e Iafet e magari coincidesse addirittura con uno di loro tre (dove Iafet, progenitore, secondo la Bibbia, dei popoli indoeuropei, sarebbe ovviamente il più indicato!). E così, anche in questo caso, non mi interessa seguire il filone induista dopo la diramazione, ma solo osservare la radice comune prima della diramazione stessa!!!