mercoledì 12 marzo 2008

Il ms. Graham e la Parola Perduta

Nel secondo foglio del Manoscritto Graham (1726) si trova la gemma più preziosa della Libera Muratoria, ovvero la parola sostitutiva di quella perduta (la lingua cosmica). I Maestri Noachidi dispersi sulla Terra possono riconoscerla e mediante quella riconoscersi pari. Per i falsi massoni, gli usurpatori, il testo non presenta che foschia. Per gli studiosi vacui, privi di "intelletto d'amore", è solo un puzzle sconnesso.
Nel ms. Graham si narra che Shem, Cham e Japhet cercano attorno alle spoglie del padre Noach

"if they could find anything ffor to Lead them
to the vertuable secret which this femieous preacher had for I hop all will
allow that all things needful for the new world was in the ark with Noah"

La loro ricerca si "decompone" nella corporeità di Noach, che nella versione del Graham ms. è evidentemente il prototipo di Hiram, talché si può ben ipotizzare che la leggenda hiramica, attestata intorno al 1730 (e accennata nel foglio 3 del ms.), affondi le sue radici nella traditio in questione e perciò a questa debba risalire se si vuole che il grado di Maestro veicoli la virtus massonica. Ma i tre figli tornano dall'impresa in apparenza assurda e fallimentare portando con sé il segreto della Libera Muratoria

"...it is to be beleiven but allso understood that
the vertue did not proceed from what they ffound or how it was called
but from ffaith and prayer...".

Dopo il greip vano, i figli del Patriarca afferrano una sostanza sottile, il working tool col quale esplorare il mistero della vita. E' il filo a piombo spirituale, salendo lungo il quale si consegue la trascendenza, e così si saltano gli abissi del diluvio e della storia (per qualche verso, il diluvio è la storia). Così il ms. Graham passa dalla Mesopotamia all'Euopa del VI° sec. d.C., precisamente al regno longobardo di Alboino, sotto il quale fa nascere un santo architetto, Bazzaliell, il cui nome in realtà corrisponde al tredicesimo Vegliante nel Libro di Enoch (Bezaliel, "danneggiato", uno degli angeli caduti). In lui converge, secondo il ms., la scienza muratoria: è dunque un percorso di ricostruzione (reintegrazione) quello che viene evocato, e ad esso partecipano i fratelli minori del malefico re Alboino, i quali anelano a essere istruiti nell'Arte, formano con Bazzaliell un triangolo e infine acconsentono a seppellirlo nella valle di Jehosaphath, la valle della resurrezione. Così si compie la reintegrazione della "regalità", guidata dal sacerdozio spirituale abbinato all'Arte Muratoria


Michele Moramarco

martedì 12 febbraio 2008

Il principio era la fine: riflessione su Isaia 65:17-25 e sulla IV.a Egloga di Virgilio

La visione del Regno di Dio (con l'invocazione del suo avvento) è l'imminenza perenne che anima i Veglianti, garanti del lignaggio noachide della Libera Muratoria. Una eco dell'escatologia fondante del Noachismo massonico si trova nel 2° grado dell'A.R.N., il cui adattamento (dal cosiddetto Rito Swedenborghiano) tra il 1982 e il 1986 costituì, però, solo il prologo all'opera di restaurazione noachide che si è ricollegata, per grazia di Dio e molteplici apporti dall'Oltre, alle Costituzioni del 1738, al ms. Graham e alle cifre noachidi medievali. Vi si cita il seguente passo:

"Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra.
Gioite, sì, esultate in eterno, per quanto io sto per creare (...)
Là non si udranno più voci di pianto, né grida d'angoscia (....)
Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme
e il leone mangerà il foraggio come il bue" (Is. 65: 17-19)

Il divino desiderio - la cui assenza squalifica in modo assoluto il pretendente all'iniziazione muratoria - assume, in Roma, la forma dell'attesa del nuovo Numa rex, il Fanciullo Divino, personalità rigeneratrice e davvero legislatrice della natura (per cogliere la fecondità di questo nucleo archetipico e il suo substrato spirituale, resta importante il volume Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia di C.G. Jung - K. Kerenyi)

"Già ritornano i regni di Saturno (...) e il mondo sarà sciolto dalla paura perpetua .
Egli (il Divino Fanciullo) reggerà l'universo pacificato dalla virtù (...)
E gli armenti non temeranno i grandi leoni (...)
La campagna poco a poco biondeggerà di tenere spighe (...)
e le solide querce stilleranno miele come rugiada (...)
e anche il forte aratore scioglierà i gioghi ai tori (...)
Guarda, tutto gioisce per il secolo che viene (Egl. IV, 4-46)

Il testo di Virgilio è di qualche secolo posteriore a quello di Isaia ma, certamente senza averlo "copiato", esprime la stessa arte trascendentale, evocatrice di tsedakah e shalom. In un caso e nell'altro (anche se in Virgilio ciò appare più evidente) si tratta di un ritorno alla divina origine della Creazione: "ritornano i Regni di Saturno" (cioè la mitica "età dell'oro"), mentre i "nuovi cieli" e la "nuova terra" di cui parla Isaia sono la rinascita del gan eden, il giardino paradisiaco di cui si parla in Genesi.
Vivere nell'imminenza perenne - equivalente temporale di quello che è, sul piano spaziale, il pellegrinaggio alla Sorgente - è una delle istruzioni della Loggia Noachide

Michele Moramarco

domenica 10 febbraio 2008

Il vasaio di Penns Creek

Il periodico statunitense Universalist Herald del dicembre 1996 conteneva un articolo importante per i Maestri Noachidi. Si intitolava Sharing the Power of Creation ("Condividere il potere della creazione")e consisteva in un'intervista a un artigiano vasaio di Penns Creek, Pennsylvania, un uomo che aveva scelto un mestiere antico (e arcano: Guénon ricorda il rapporto tradizionale, potremmo dire etimo-fenomenologico, tra mestiere e mistero).
Il concetto intorno al quale ruotava l'intervista, e che i Maestri Noachidi devono testimoniare, è il seguente: uno degli scopi primari dell'esistenza umana è condividere l'atto creativo del Supremo Patriarca dei Mondi, sia trasformando la materia in forme viventi (artigianato, lavoro industriale ma solo se sottratto all'alienazione, dunque non parcellizzato e/o oppressivo), sia parlando parole viventi (filosofia e poesia, allorché ancorate alla vita divina e non autoreferenziali, come accade di frequente nella modernità), sia ancora generando e accorpando suoni viventi (musica autentica, sorgiva).
Il lavoro creativo e perfettivo (a questa seconda categoria appartengono anche le abilità riparative : sanitarie, assistenziali ecc.), compiuto compiuto con onestà ed empatia, è una strada maestra verso la dimora del Supremo Patriarca dei Mondi

Michele Moramarco

sabato 9 febbraio 2008

Pitagora noachide

Pitagora, con re Numa, è uno dei maestri spirituali della Libera Muratoria. Lo è sia in quanto proto-cultore della filosofia (e assertore delle basi amicali, o fraterne, della stessa), sia perché iniziatore di una via spirituale in cui la geometria - come nella via massonica - diviene codice sacro. Ma Pitagora entra pure nel patrimonio numinoso della Libera Muratoria per il suo culto della giustizia, che ne fa un anello della catena noachide. Egli studiò i moti planetari, udì e ascoltò la musica delle sfere e praticò l'armonia musicale come tecnica di assestamento del "corpo sottile" dei discepoli.
Stabilitosi a Crotone probabilmente nel 532 a.C. (corrispondente nell'antico calendario greco alla 62.a Olimpiade), nei suoi primi discorsi ai giovani - secondo la notizia giamblichea - li incitò a coltivare il pensiero

"Quale assurdità, mentre si considera il pensiero la realtà più importante
e col suo aiuto si giudica tutto il resto, non volere spendere né tempo né
fatica per esercitarlo... L'educazione dello spirito, come gli uomini onesti,
resta fedele fino alla morte, e anche dopo la morte apporta gloria immortale".

Nel celebre discorso al Consiglio dei Mille, l'assemblea rappresentativa della città, Pitagora, che era devoto ad Apollo, deità della Luce, affermò:

"Vi consacrerete, più che a ogni altra cosa, al culto della giustizia...
Colui che non compie il suo dovere sia considerato ingiusto nei confronti dell'intero universo...
Per quanto riguarda la donna compagna della vita, considerate che, mentre gli accordi con gli estranei sono conservati nelle tavolette e nelle colonne, quelli stabiliti con esse sono conservate nei figli. Cercate di farvi amare dai vostri figli non per il vincolo del sangue, ma per azioni di consapevole scelta...
La gente non commetta ingiustizie solo temendo la punizione della legge, ma sia indotta alla giustizia per rispetto alla vostra onestà di vita... e per il rispetto dovuto a se stessi"


Dunque chi viola il dovere, che non coincide necessariamente con le convenzioni sociali vigenti, spesso inique e vessatorie, ma piuttosto costituisce la rappresentazione interna della Legge di Dio, pone un paradigma negativo: il suo comportamento potrà contagiare il cerchio delle persone che gli stanno vicine e danneggiare altri, attivando in tal mondo un'onda d'urto capace, virtualmente, di colpire il pianeta. E' l'equilibrio microcosmico a spezzarsi, e per legge d'analogia il macrocosmo, ancorché sottilmente, come in forma d'eco, ne risentirà, allo stesso modo in cui le perturbazioni cosmiche - ad esempio le tempeste solari o le eclissi - hanno effetti sulla vita mentale degli uomini. Deviare dall'intima Legge equivale a imitare un asteroide impazzito.
Ma la cifra noachide in Pitagora si rileva anche considerando il suo rapporto con il mondo animale. Egli, giungendo in Italia, ammansì l'orsa che terrorizzava le popolazioni della Daunia; durante uno dei suoi discorsi edificanti, un'aquila volò spontaneamente su di lui, che dopo averla accarezzata la lanciò in volo. I Maestri Noachidi sanno che la convocazione dei viventi sulla tebah presume il ritrovamento della parola perduta che consente all'uomo di comunicare con il creato. Pitagora era un portatore di quel linguaggio, alla padronanza del quale aspirano i Maestri Noachidi


Michele Moramarco
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martedì 5 febbraio 2008

Dal levar del Sole al suo tramonto...

Mi mitzrach shemesh ad-mebho'o mehullal Shem Adonai...

Ha-shamayim mesap'rim kebhod-El u ma'asé yadav maggid ha-raki'a /
yom le yom yabbi'a 'omer ve laylah le laylah yehabbhe da'at...

I due passi, tratti dai Salmi e presenti nel rituale del Maestro Noachide, invitano alla preghiera assoluta, ossia alla preghiera collocata nell'Eterno (miniaturizzato nel ciclo quotidiano: "dal levar del Sole al suo tramonto sia lodato il Nome di Dio") e nell'Infinito (simbolizzato dagli spazi cosmici: "I cieli narrano la Gloria di Dio e il firmamento proclama l'opera delle Sue mani"). Proiettare l'anelito orante, che manifesta il bisogno umano di Dio, sui quadri dell'Assoluto, equivale in qualche modo a togliergli il carattere di "carenza" che in esso sussiste, a divinizzarlo. E' proprio sulla base di questo processo che nello Zoroastrismo le preghiere (maathra spenta) divengono vere e proprie entità celesti, circolarmente venerate con le preghiere stesse.
Il secondo verso citato dal Salmo 19 (chiamato talora "il salmo degli astronomi") offre poi una splendida visione della Tradizione: "il giorno ne parla al giorno, la notte ne passa conoscenza alla notte". Non solo l'uomo, dunque, trasmette la visione: è l'ethos glorioso tutto a custodirne i nuclei fondanti e a trasferirli oltre, nel domani di Dio, fino alla fine equivalente al principio.


Michele Moramarco

domenica 20 gennaio 2008

Spiritualità della Legge: spunti noachidi in Mazzini

E' in voga l'idea che si possa vivere senza una Legge Morale. Proliferano, come un cancro nel corpo sociale, forme di individualismo becero, peraltro funzionali al progetto di ridurre l'uomo a un consumatore narcisista, in fondo schiavo, un progetto che le signorie mercantili-finanziarie vanno attuando con esiti eclatanti. L'individualismo è intrinsecamente distruttivo perché tende a dissolvere il collante di ogni compagine sociale: la Legge Morale, appunto, che si manifesta in primis nel compimento del Dovere, non quello convenzionale, formale, ma quello che si genera, che si sprigiona nella coscienza in sinergia con le linee generali dei codici religiosi dell'umanità, quello che coincide con la Virtù. Anche in ambito massonico si è insinuata quella degenerazione, talché si sentono talora degli pseudo-massoni, anche vistosamente orpellati, associarsi al coro di quanti rivendicano, contro quello che chiamano spregiativamente moralismo, il diritto alle più aberranti forme di licenziosità, all'esaltazione mediatica della violenza, dell'adulterio, dell'oscenità etc. Penosa situazione per chi si pretende membro di un lignaggio spirituale che dovrebbe essere dedito al culto della Virtù. Giova allora ricordare le parole di Giuseppe Mazzini, che fu al tempo stesso vicino e critico della Massoneria italiana del suo tempo:

"Voi avete vita; dunque avete una legge di vita. Non v'è vita senza legge.
Qualunque cosa esiste, esiste in un certo modo, secondo certe condizioni,
con una certa legge. Una legge d'aggregazione governa i minerali: una legge
di sviluppo governa le piante: una legge di moto governa gli astri; una legge
governa voi (...) Dio è l'unico Legislatore della razza umana" (Dei doveri dell'uomo, cap.III)


Mazzini individua nella Tradizione e nella Coscienza (nonché nell'Educazione, che in fondo è il link bidirezionale che nutre e perfeziona le due) gli strumenti per comprendere e applicare la Legge divina, e nell'Umanità ideale (che egli pensava potesse edificarsi mediante l'educazione), l'interprete e l'organo della medesima.


Michele Moramarco

mercoledì 16 gennaio 2008

La forma della Loggia Noachide

La Loggia Noachide ha la forma seguente: la base è costituita da un rettangolo (o quadrato oblungo, secondo la lezione tradizionale), simbolico del quaternario materiale; sul lato orientale si apre un triangolo, che rappresenta la prua dell'Arca e la risalita all'Unità divina; nel soffitto è ricavato il cerchio celeste, il luogo dello Spirito.
L'orientamento della Loggia, dunque, è verso l'est, ancorché il periplo marittimo di Noach si sia concluso a Occidente. L'atopismo (che è, in realtà, utopismo) della opzione simbolica segnala la "universalità" dell'Oriente spirituale.

Michele Moramarco

lunedì 14 gennaio 2008

L'arcobaleno, Dio e gli Amesha Spenta

L'ottimo sito http://www.zarathushtra.com/ ospita un saggio sul "Buon Imperio" scritto dal sacerdote-capo della comunità zoroastriana di Chicago, Kersey Antia. Per i Maestri Noachidi esso è di grande interesse, in quanto Antia interpreta l'arcobaleno come simbolo della Divinità stessa, entità unica e nel contempo plurale (secondo quella forma perfezionata del monoteismo che è l'enoteismo). Parlando degli Amesha Spenta (Asha/Verità- Bahman/Buon Pensiero- Armaiti/Dedizione, Shahrevar/Buon Imperio, Khordad/Salute, Amardad/Immortalità), che nella tradizione zoroastriana sono sia entità emanate da Ohrmazd (il Saggio Signore, Dio), quanto personificazioni di Sue qualità, Antia scrive:

"I sette Amesha Spenta sono come i sette colori dell'arcobaleno - possono essere separati, ma sono parte di uno stesso fenomeno. Come i colori dell'arcobaleno, se li fondete essi formano una sola entità - luce bianca - spenta mainyu, che può rappresentare la divina essenza di tutti i sette Amesha Spenta....Per Zarathushtra vedere e realizzare Dio equivale a vederlo e realizzarlo nella Sua bella gloria simile all'arcobaleno, poiché nessun singolo attributo può compiutamente descriverLo".

Sette colori, miriadi di goccioline (come miriadi sono i fravahr, gli incontaminati modelli divini di ogni creatura): nell'arco tra le nubi (come lo chiama il libro della Genesi ) il mistero del'Unità molteplice si riflette e si manifesta. Ogni volta che ne appare uno, il Maestro Noachide si rivolge a Dio cantando i versetti dell'Inno celeste

Michele Moramarco

giovedì 10 gennaio 2008

Sull'alchimia vegetale nella Loggia Noachide

In un precedente messaggio si è fatto riferimento alla preparazione delle essenze vegetali nel lavoro noachide. Essa costituisce tanto una procedura simbolica quanto una tecnica operativa, l'una e l'altra corrispondenti in verticale a lunazioni e stazioni solari. L' opera, scandita dai plenilunii, inizia nell'equinozio di primavera e si compie in quello d'autunno. L'alchimia vegetale, spagirica, radicata nella fitoterapia del Medioriente antico, si innestò nella Libera Muratoria durante il passaggio dall'Arte operativa a quella speculativa (secc. XVI-XVII). Il tramite è quello, duplice, della terapeutica analogica paracelsiana e fluddiana. La distillazione dell'essenza G avviene nell'angolo nord-est della Loggia, quella dell'essenza E lungo la parete ovest, quella dell'essenza Z lungo la parete sud. L'opera è preceduta dai canti dei Veglianti e accompagnata dalle opportune sequenze rituali. Essa svolge e racchiude le valenze terapeutiche dell'Arte Massonica. Mederi: una sola forma verbale sta all'origine di medicina e misura.

Michele Moramarco

mercoledì 9 gennaio 2008

Definizione noachide di Giustizia

La Giustizia (tzedakah) consiste nell'equa ripartizione dei beni spirituali e materiali stabilita da El (la Divinità) dinanzi all'assemblea universale degli Spiriti, all'alba della Creazione, e violata da entità avverse, delle quali sono alleati gli empi. Senza di essa non v'è pace cosmica.
La Giustizia (tzedakah) si fonda sul Dovere, legge intima dell'uomo.
La Giustizia (tzedakah) si manifesta nel Diritto sociale, entro il quale soltanto si configurano e si realizzano quelli individuali.

(dal Raccolto Noachide, a cura di Michele Moramarco)

Donna e Noachismo massonico

Nel lignaggio massonico noachide, secondo la Tradizione perenne, la presenza femminile è contemplata, ma non nei quadri dell'Arte Muratoria, ove rappresenterebbe una grottesca inversione, bensì in quelli dell'Arte della Tessitura che si richiama alla figura biblica di Neemah. Non esiste, allo stato, alcun Ordine Noachide di Libere Tessitrici, ma allorché dovesse costituirsi i suoi lavori rituali potrebbero svolgersi entro la Tebàh, in modo santificato, ossia separato (secondo il duplice significato di kadosh) da qualsivoglia commistione o promiscuità. Tutti i Noachidi si ritrovano, poi, nelle Celebrazioni.

Michele Moramarco

martedì 8 gennaio 2008

Convocazione Noachide, ottobre 2008

Si terrà a Reggio Emilia, in ottobre, la prima Convocazione Noachide, alla quale possono partecipare i Maestri Liberi Muratori disponibili a sottoscrivere le Sette Leggi (compendiate dai Tre Articoli) di Noach, o interessati a conoscerle. Sede e data della Convocazione saranno fissate sulla base del numero e delle necessità temporali dei partecipanti e comunicate prima dell'estate su questo blog. I M.L.M. postulanti possono scrivere al mio indirizzo di e-mail: moramarco.m@libero.it.
La Convocazione si terrà nel periodo della Festa Noachide di Yayin (coincidente con il Mehragan zoroastriano). La preparazione delle essenze inizierà all'Equinozio di Primavera con i canti dei Veglianti

Michele Moramarco

lunedì 7 gennaio 2008

giovedì 3 gennaio 2008

Noach e gli altri (Ziusudra, Utnapishtim, Yima, Manu e Deucalion)

Nel messaggio precedente si è parlato delle valenze universaliste del Noachismo massonico. Non è un caso, allora, che il grado unico di Maestro Noachide - che completa e corona quello di Maestro Libero Muratore nella tradizione massonica noachide - contenga riferimenti alle figure corrispondenti a Noach in alvei cultural-religiosi diversi da quello biblico . La storia degli uomini che sopravvissero al Diluvio è narrata in oltre cinquanta leggende in tutto il mondo. Si tratta senza dubbio del mitologema più diffuso (si ritrova persino tra gli Aztechi e nella Cina antica). Il più antico nucleo narrativo, che si trova in una tavoletta sumera datata intorno al 2600 a.C., ricorda Ziusudra, re di Shuruppak, che avvertito dell'arrivo del diluvio dall'entità celeste patrona delle acque correnti, Enki, costuisce una grande imbarcazione e sopravvive: la salvezza gli è annunciata dall'apparizione del Sole. Successivamente Enlil, il Dio supremo e An (il Cielo) gli conferiscono il soffio immortale e lo trasferiscono sull'Isola di Dilmun, nel Golfo Persico. Nell'epica di Gilgamesh, il poema babilonese databile ai primi secoli del secondo millennio a.C., il re di Shuruppak è chiamato Utnapishtim (all'incirca corrispondente al sumerico Ziusudra: "che ha trovato lung vita"). In questa versione della storia appaiono gli animali da salvare e i volatili (colomba, rondine, corvo) che esplorano l'ambiente esterno alla barca fino a che le acque non si sono ritirate.
Più a Oriente troviamo Yama (o Jamshed), re mitico dell'Iran antico, portatore di sovranità e accrescitore della terra, che secondo il Videvdat, libro dell'Avesta zoroastriano, costruì un var, recinto in cui raccolse il seme di piante e animali, perché il creato resistesse a un terribile inverno (il probabile riferimento è a una glaciazione) annunciatogli da Ohrmazd, il Saggio Signore, anche se causato da Ahriman, lo spirito malefico. In India, il legislatore Manu (ecco il tema della legge che ritorna) è salvato da Matsya, il pesce-avatar di Vishnu (deità conservatrice della vita), il quale, da lui, allevato, gli fa costruire un'arca e lo guida alla "montagna del Nord". Qui, con stringente simbolismo, l'animale coopera in modo decisivo alla vittoria sulle forze della dissoluzione: il messaggio è, come nella vicenda di Noach, l'afflato cosmico della salvezza. Un tema che è incistato anche nel mito di Deucalion, figlio di Prometeo (colui che secondo Eschilo aveva rapito il fuoco per "troppo amore verso i mortali" e aveva simpatizzato con la fanciulla-giovenca Io, come lui sofferente): a salvarsi, oltre a lui, è Megaro, che secondo Pausania, riuscì a raggiungere a nuoto la vetta di un monte, guidato dai gridi delle gru.
La Legge, il Sole, l'immortalità, la coralità della liberazione: sono i temi ricorrenti nel mitologema diluviano. Non sorprende, allora, che il nome Noach sia imparentato alle forme verbali nuach ("aver quiete, riposo") e nacham ("consolare, recare conforto")

Michele Moramarco

Noachismo massonico e B'nei Noach

Negli ultimi decenni si è sviluppato, negli Stati Uniti prima e poi in vari altri paesi, il movimento dei B'nei Noach (Figli di Noach, o Noachidi). Mi è stato chiesto che rapporto esista tra il risveglio noachide in Massoneria e tale movimento. La risposta è che si tratta di una concomitanza significativa, ma non di un rapporto diretto. La formazione dei B'nei Noach appare la risultante di due processi religiosi: 1) la "risalita" alla tradizione ebraica di gruppi e singoli cristiani che, partendo da una onesta rilettura della figura di Gesù come profeta e non "Figlio di Dio", hanno deciso di richiamarsi all'idea talmudica secondo cui i "gentili" (cioè i non ebrei) che seguono le Leggi Noachidi conseguiranno la salvezza nel mondo futuro ('olam ha-ba), senza la necessità di diventare formalmente ebrei; 2) l'orientamento di alcuni circoli "messianici" all'interno dell'Ebraismo (ad esempio, i chassidim Lubavitcher) verso la "raccolta" dei giusti viventi fuori dalla comunità ebraica sotto gli stendardi del Noachismo, nella prospettiva di un imminente avvento del Mashi'ach.
Il Noachismo dei B'nei Noach è dunque talmudico/chassidico e costituisce una forma di Ebraismo allargato; quello dei Liberi Muratori Noachidi è schiettamente universalista. Noach nasce in Mesopotamia, simboleggia - oltre che lo 'ish tzaddik (l"uomo giusto") - il patriarca d'Oriente e Occidente, colui che detiene la chiave della vera Tradizione universale, e tale chiave - conseguita con l'ascolto della voce di Dio e la contemplazione dei Suoi segni - è la Giustizia (tzedakah). Per i Massoni Noachidi, la ierostoria di Noach veicola l'arcano e in essa sussiste una cifra anteriore anche alle leggende sumeriche, le più antiche riguardo il Diluvio, una cifra che si può definire atlantidea. I B'nei Noach sono tenuti ad adorare il Dio d'Israele, i Massoni Noachidi possono benissimo essere di altre religioni (e perfino considerare la religione di Mosé in parte estranea allo spirito noachide), purché con una visione teista (monoteista o enoteista) ed escatologica, ovvero mirante alla trasfigurazione del cosmo, simboleggiata dall'arcobaleno che appare in cielo dopo il Diluvio. Ed ecco, proprio nella prospettiva escatologica i due Noachismi trovano la concomitanza significativa di cui dicevo all'inizio, perché nella Loggia Noachide si invoca la discesa del'Atteso, si indaga a decifrarNe i segni e si lavora a sostenerNe la Causa.

Michele Moramarco

martedì 1 gennaio 2008

La religione di Zarathushtra e il lignaggio massonico noachide

A proposito di esoterismo massonico e religioni, e della necessità, in una prospettiva tradizionale, di fare riferimento a una via religiosa per poter accedere al cuore dell'Arte muratoria, si è detto nel precedente messaggio che il Noachismo costituisce già in sé un "codice sacro" e una radice religiosa universale idonei a fungere da piedistallo al volo esoterico. Ciò non significa, ovviamente, che il Libero Muratore Noachide non possa aderire a quella tradizione particolare che, meglio rispondendo alla sua coscienza e alle sue idee, gli sembri pure svolgere nel modo più articolato e completo lo spirito delle Leggi Noachidi. La libertà di scelta, dunque, si intreccia col sacro vincolo del Patto. Per quanto mi riguarda, dopo aver fatto riferimento per molti anni al Cristianesimo antitrinitario e universalista (Chiesa Unitariana, Chiesa Universalista), sono risalito, spinto da un invincibile impulso, alla religione di Zarathustra, nella quale sono stato iniziato, mediante il navjote, il 18 ottobre 2003. Per il suo afflato cosmico e soprattutto per il senso di rettitudine e giustizia che la anima, la religione zoroastriana parve già alla Massoneria Inglese del '700 un ambito ricettivo alle istanze dell'Arte (simmetricamente, molti zoroastriani iniziati all'Arte ritengono che essa sia un'opera del Saggio Signore, Ohrmazd, entro mondo giudeo-cristiano, per condurlo alla Luce piena). In una lettera (1735) alla G. L. Provinciale di Calcutta, la Gran Loggia di Londra identificava nei discepoli di Zarathushtra i discendenti di Noach in quelle terre, come tali potenzialmente qualificati a ricevere l'iniziazione massonica. E la conclusione non era peregrina, se è vero come è vero, che la religione col più alto numero percentuale di aderenti alla Libera Muratoria (soprattutto tra gli studiosi e i sacerdoti) è quella zoroastriana. Ma colpisce, del documento citato, il raccordo tra Noachismo e Zoroastrismo. Nella geografia massonica, dunque, Noach rappresenta l'asse da cui si dipartono le dispensazioni religiose entro le quali l'Arte si è maggiormente sviluppata; da una parte quella israelita (successivamente, quella cristana e quella islamica), dall'altra quella zoroastriana. L'alleanza primordiale, in Noach, di Iran e Israele dischiude ampi orizzonti alla vita spirituale e civile dell'umanità.

Michele Moramarco

lunedì 31 dicembre 2007

Il ritorno alla Sorgente

Questo punto di incontro nasce oggi, alla vigilia dell'anno 2008, per raccogliere quei Liberi Muratori di tradizione - ormai pochi, ma presenti in diverse Logge e Comunioni - che hanno rettamente compreso l'Arte e dunque, come scriveva il rev. James Anderson nelle Costituzioni del 1738, si sentono personalmente tenuti "to observe the Moral Law as a True Noachida" ("a osservare la Legge Morale, come un vero Noachide").
La verità basilare è la seguente: nulla si può costruire senza saldo fondamento, dunque non si dà Arte Muratoria senza norma generale vincolante. Ogni raggruppamento massonico, o sedicente tale, che non aderisca rigorosamente a questo assunto, innalzerà edifici friabili o deformi e prima o poi si dissolverà, implodendo (storia ed attualità massoniche lo confermano). Quella norma, esplicitata dal rev. Anderson, ma ancor prima fondata sul Ms. Graham del 1726, è costituita dalla Legge Morale universale compendiata nelle Sette Leggi di Noach. Allontanarsi dalle medesime, sulla base di un preteso antidogmatismo o di particolarismi culturali, vanifica gli scopi e lo stesso potenziale coesivo dell'Arte. I landmarks codificati da vari autori, pur validi per molti aspetti, hanno velato la base noachide della Libera Muratoria.
Ma c'è di più. Come sosteneva Guénon, per accedere alla sfera esoterica, per sviluppare in sé l'intuizione intellettuale e la sapientia cordis, ossia quella conoscenza partecipativa e analogica che parte dalla coscienza simbolica, per conseguire, insomma, l'alta visione, occorre avere l'umiltà del discepolo/discente, e poggiare così su una legge religiosa exoterica; in caso contrario, si rischiano inflazione psichica, falsificazione, allucinazioni e deliri d'onnipotenza. Credo che Guénon avesse parzialmente ragione; da un punto di vista strettamente muratorio, però, le Leggi Noachidi sono necessarie e sufficienti come "codice sacro" fondante la visione alata della Colomba. Esse sono espressione della religione universale, della prisca theologia alla quale si richiamano i Liberi Muratori di tradizione.

Michele Moramarco